A spasso con un neonato: il piacere di stare insieme.


Ho sempre amato mangiare da sola. Diciamo che ho sempre amato mangiare, e che la compagnia non è mai stata fondamentale per la riuscita di un buon pasto. Non sono una di quelle che trova tristi le persone sole nei ristoranti o al bancone di un bar: sono convinta che non sempre si tratti di persone sole, ma più semplicemente di persone che vogliono stare un po’ da sole. E capita anche a me, da sempre, da molto prima di diventare una madre.
Mi è sempre piaciuto girare per fatti miei per le città, facendo una pausa in un bar o in un ristorante sempre nuovo, alla scoperta di quel che ho attorno. E più cresco, più mi piace.
Ogni tanto c’è bisogno di staccare un po’, poi a cena ci si riunisce tutti: io e la mia piccola famiglia composta dal mio compagno, Tom, e due gatti, più qualche amico o parente di passaggio.
SDS, ovvero sushi da sola: è questo il termine con il quale una mia cara amica, madre intelligente e brillante donna in carriera, definisce quelle volte in cui la pausa pranzo o la cena diventa un momento da godersi da sole.

La prima volta che la sentii dare questa definizione ero incinta e il sushi – per me – era un miraggio. Lei, come me, ama godersi qualche ora per i fatti suoi, mangiando qualche boccone di pesce crudo e magari sorseggiando un bicchiere, fresco, di vino bianco.
Il SushiDaSola è la metafora perfetta del prendersi del tempo per sé stesse, senza nessuno che ti infastidisca: un tot di ore, una volta ogni tanto, durante le quali sfogliare la propria rivista preferita, mangiare quello che ti piace (al mio compagno, per dire, il sushi fa schifo) e pensare ai fatti propri, o anche non pensare proprio a nulla.
I momenti SDS quando sei una mamma sono molto difficili da ritagliare. Per farlo, però, ci sono due soluzioni: una drastica e una molto piacevole, figlio permettendo.
La prima soluzione è prendere il bambino e lasciarlo al padre o ai nonni per staccare un attimo dalla routine materna. Ve la consiglio, almeno una volta al mese. È salutare.
La seconda soluzione, per me la migliore al momento, è quella di trasformare il proprio SDS in SCF (Sushi con Figlio).
Ho avuto la fortuna di avere un bambino che non ha mai dato grandi problemi e che – soprattutto – si è subito adattato ai miei ritmi, comprese le giornate in cui esco senza avere un’idea di quando rientrerò a casa.
Mi è bastato sapermi organizzare per portarlo ovunque volessi. Oddio, non proprio ovunque, ma questo è un discorso che vorrei affrontare presto con voi, molto presto.
Dicevamo, parola d’ordine: organizzarsi. Portatevi sempre dietro almeno due pannolini, salviettine umidificate, un biberon, qualche snack e dell’ acqua; imparate a conoscere gli orari di vostro figlio (e soprattutto a rispettarli): sapere quasi con certezza il momento in cui dormirà vi sarà molto utile per mangiare tranquillamente, anche in sua presenza; abbiate sempre a mente sulla mappa due o tre punti strategici sui quali fare affidamento: la casa di un’amica, un bar in cui andate spesso, la palestra, un negozio nel quale vi conoscono.
Tom e io facciamo lunghe passeggiate e con il tempo stiamo scoprendo quali sono i posti adatti per un pit stop, i bar con i bagni migliori per un cambio pannolino al volo e i camerieri più gentili che passino di sottobanco pezzi di pane e pizza extra da sgranocchiare in santa pace.

La regola rimane una: la buona educazione. Sii cortese e tutti lo saranno con te.
Poter entrare in un locale pubblico con il passeggino è un diritto di noi mamme, ma è fondamentale non importunare gli altri. Ricordatevi quando eravate giovani non-madri e capirete meglio – senza indignarvi – gli sguardi di chi vi sta intorno: c’è la donna che si intenerisce quando entrate e vi aiuta e quella che alza gli occhi al cielo al primo “Bah” di vostro figlio, quella che gli fa i sorrisi e quella che vi guarda come se foste la peste.
Io non mi preoccupo troppo degli sguardi altrui quando sono con Tom: ci divertiamo parecchio, questa è l’unica cosa che conta per la riuscita del mio SCF.

Post-it per Tom
Spero che crescendo saprai apprezzare i momenti che ritaglio solo per noi e che tu ne abbia uno splendido ricordo, ma mi auguro anche che – da grande – non avrai mai il timore di ritagliarti i tuoi spazi solitari, senza per questo sentirti solo. La tua mamma lo sa fare e farà di tutto per trasmetterti quanto è bello saper stare con sé stessi.

One Reply to “A spasso con un neonato: il piacere di stare insieme.”

  1. Dalle tue parole traspare chiaramente una donna sicura di se’ e gioiosa.
    Mi sembra di vederti ,insieme al tuo bimbo in passeggino o con il marsupio,felici a sperimentare cibi e scoprire luoghi.Stare bene con se’ stessi e’ l’aspirazione piu’ alta per chiunque e pochissimi ,possono rispondere con disinvoltura e sincerita’ affermando una cosa tanto importante con la tua leggerezza,come se fosse la cosa piu’ normale.
    Se le donne riuscissero a stare cosi’ bene da sole o ancora meglio con un bimbo piccolo,credo che avremmo fatto dei passi avanti.Hai detto una cosa molto bella,importante, e credo che chi come te ci e’ riuscita puo’ considerarsi una donna felice ,matura e appagata,significa che le tue scelte ti hanno portato alla vera liberta’ di mente e di cuore.Complimenti!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.