Allattamento: considerazioni sulle indicazioni dell’OMS

L’OMS raccomanda l’allattamento materno esclusivo per almeno i primi sei mesi di vita del bambino, mantenendo il latte materno come alimento principale fino al primo anno di vita pur introducendo gradualmente cibi complementari. Suggerisce inoltre di proseguire l’allattamento fino ai due anni e oltre, se il bambino si dimostra interessato e la mamma lo desidera.

Premessa: ho smesso di allattare Coso da pochi giorni e, navigando qua e là, ho cercato di capire come dovessi fare per smettere in modo naturale, senza dover prendere ormoni vari. Niente, nei vari forum dedicati alle mamme non ho trovato nulla che facesse al caso mio, sembrano tutte ossessionate  dalle indicazioni dell’OMS. Se poi si trova qualcosa su come smettere di allattare – beh – generalmente sono per aiutare le madri che non sanno come fare a smettere di allattare un bambino di due anni compiuti.

Ecco perché vorrei, prima di tutto, fare alcune considerazioni sulla raccomandazione dell’OMS che, pur essendo corretta, salutare e importante, non aiuta di certo le mamme moderne. Il presupposto da cui parto, sempre e comunque, è che bisogna avere un po’ di buon senso: il latte artificiale non fa male, l’importante è seguire i consigli del medico e le indicazioni riportate sulle scatole e – soprattutto – fare in modo che i nostri figli non abbiano in futuro problemi di obesità infantile o inappetenza.


1. Allattare al seno in maniera esclusiva: per esperienza personale, ma anche attraverso quella di molte amiche, posso assicurarvi che l’esclusività è una balla, sin dai primi giorni. Coso è nato sanissimo, con parto cesareo e – ovviamente – io il latte non ce l’avevo ancora, essendo nato con due settimane di anticipo. Nonostante in ospedale, correttamente, ti attacchino il piccolo al seno a pochi minuti di distanza dal parto è praticamente certo che il colostro, ovvero il primo latte, non gli basterà. Le cose sono due: o resistete ai suoi urli – vi ricordo che fino a poche ore prima mangiava quando cavolo gli pareva, anche in continuazione, grazie al cordone ombelicale – oppure, cosa che capita spessissimo, non appena si intuisce che il calo fisiologico è un po’ “eccessivo” gli offrite un po’ di latte artificiale. Sono i medici stessi a prescriverlo.
Se ne deduce che non è vero che l’allattamento è sin da subito esclusivo, ma rimane ovvio che sia preferibile dare il seno, o che almeno il 90% del suo fabbisogno arrivi dal vostro latte. Tanto ve ne accorgerete da sole: dovrete comunque provare ad attaccarlo perché il latte artificiale si può dare solo a quattro ore di distanza dall’ultima poppata artificiale, mentre il vostro latte può berlo quando e quanto ne vuole e vi assicuro che ne vorrà tanto e spesso.

2. Fino al sesto mese di vita. Forse è il caso di dire: se potete, allattate fino al sesto mese di vita. Non fatevi prendere dal panico, né tantomeno dai sensi di colpa: appena vostro figlio sarà nato ognuna reagirà a modo suo all’evento e lo stress può provocare un calo nella produzione di latte o anche un ritardo nell’arrivo della montata lattea. Poi c’è da aggiungere il fattore ragadi o ferite al capezzolo la cui causa può dipendere da uno sbagliato modo di attaccarsi al seno da parte del bambino e qui dovrete – su-bi-to! – chiedere una mano a qualcuno: andate dalle ostetriche dell’ospedale o  in un consultorio. Più si aspetta, più la situazione peggiora. Il sesto mese di vita è un ottimo traguardo e auspicabile per diversi motivi che riguardano la salute del bambino, quella della mamma e il loro legame, ma nessuno vi obbliga a raggiungere i sei mesi di vita.

Considerazioni personali: ho smesso intorno al quinto mese perché il latte era diminuito, Coso aveva chiaramente più bisogno di latte di quanto ne producessi.

3. Proseguire l’allattamento fino ai due anni, e oltre. Per me è inconcepibile l’idea di una madre che allatti dopo il sesto mese di vita del figlio: primo perché alla fine allattare per quanto piacevole credo possa essere, sia per la madre che per il figlio, una specie di droga e può provocare dipendenza (ed io sono sempre stata contraria all’essere dipendente da qualcosa, dolci esclusi); secondo perché a un certo punto diventerà solo un piacere e una forma di conforto più che di nutrimento; terzo perché se, come me, leggeste quel che scrivono queste madri, che hanno paura di “traumatizzare” il figlio perché dopo 17 mesi di allattamento vorrebbero smettere di dargli il seno, vi preoccupereste anche voi.

A questo punto, prima di scrivere un post dove vi racconto come ho smesso di allattare, vorrei capire cosa ne pensate della dichiarazione dell’OMS e nel caso foste madri che allattano oltre il sesto mese vorrei sapere: perché?

(Picture by Wha’ppen)

 

8 Replies to “Allattamento: considerazioni sulle indicazioni dell’OMS”

  1. Finalmente! Sagge parole! Dopo aver trascinato il mio corpo fino al sesto mese di allattamento (non più esclusivo dal quinto), ho detto basta e sono rinata: più forza fisica, più energie mentali, più ottimismo, da spendere per la bimba e per me. Da allora, giro per strada con il megafono a diffondere l’imperativo: allattate, se volete, ma solo fin quando vi va!
    Intimamente orgogliosa di NON poter testimoniare su quanto accada dopo il sesto mese più un giorno di allattamento al seno,
    Lucia

  2. Dimenticavo. Argomentazione che mi viene spesso opposta dalle colleghe galactifere ad oltranza: “Ma è così comodo!” “Comodoooooo?!?!?”
    L.

  3. Volendo fare la mamma “politically correct” ti potrei rispondere che allattare esclusivamente fino al sesto mese di vita del bambino sì che gli fa bene, rinforza il legame tra la mamma ed il bimbo e blà blà blà, ma se non ci sei riuscita non ti devi sentire in colpa, capita a tante mamme, l’amore per tuo figlio non si misura con le ore che l’hai attaccato al seno e blà blà blà, ma sai cosa? Visto che anche tu sei abbastanza poco politically correct mi permetterò di risponderti senza autocensurarmi.
    Sono una mamma che ha allattato esclusivamente per 6 mesi (e quando dico esclusivamente intendo proprio sin dalla nascita). Ora mio figlio di mesi ne ha quasi 8 e continuo ad allattarlo. E sì, una vita ce l’ho. E anche le tette belle grosse e piene come piacciono a mio figlio. E anche a suo papà. E ora vado a tirarle fuori per dare piacere e conforto al mio bimbo mente e voi mamme moderne lascio l’amaro vero ma leggero. CYN CYN AR AR 😀

    1. Cara Konstantina, mi aspettavo un commento simile, ma permettimi di dire che:
      – Non è che non sia riuscita ad arrivare al sesto mese e ti assicuro che non ho alcun senso di colpa: è che quando il latte comincia a diminuire e tuo figlio ha bisogno sempre dell’aggiunta artificiale, perché ha molta più fame di quanto tu possa sfamarlo, credo sia il momento di diminuire e arrivare alla fine – gradualmente – dell’allattamento.
      – Non credo di essere stata poco politically correct: ho detto la mia.
      – Tu hai fatto lo stesso e ne sono felice: se hai tempo e modo di allattare ancora tuo figlio ben venga. Sono più colpita da chi arriva a superare dodici mesi di età del proprio figlio, non certo chi prosegue dopo i sei. Poi magari se mai arriverai ad allattarlo fino ai due anni, e ti andrà, mi potrai spiegare che motivo c’era.
      – La questione dell’esclusività l’ho criticata perché – come detto – nel mio caso e in altri furono i medici a dare l’aggiunta, se avessi avuto subito molto latte non avrei avuto problemi a darglielo. Ma sai col cesareo è una storia un po’ più lunga…
      – Sono contenta per le tue tette, tuo figlio e tuo marito… quindi buona cena!
      – Ah, il Cynar non mi è mai piaciuto. Nonostante sia romana di origine, i carciofi non sono la mia passione 🙂

      Grazie per essere passata e aver detto la tua.

  4. ciao Ilaria, arrivo un po’ in ritardo (ma magari leggi uguale), ma ti volevo dire la mia, perché ho vissuto le stesse “rotture di balle” ma dall’altra sponda. Ho allattato 20 mesi, e ti confesso che ho smesso solo perché mi ha dato un ultimatum il mio compagno. Perché io e la pupa stavamo da dio. Chiaro che oramai mangiava anche le costolette (per dire tutto!)e il mio latte era un extra piú che altro per noi due, per la nostra intimitá. Giusto/sbagliato?! Io l’ho fatto perché mi piaceva, lo confesso, non mi é mai pesato, l’ho sempre trovato comodo e molto antristress e calmante per entrambe. Te lo dico quante me ne sono dovute sentire dire da chiunque??!! da che le impedivo l’indipendenza alle turbe che le creavo per il futuro. Grazie al cielo ognuno puó scegliere i propri tempi e ritmi, senza diventare talibano della causa. Io consiglierei l’allattamento al seno, ma non direi mai a nessuno che se allatta per meno di 2 anni non é una buona madre 😉 se poi avró creato turbe alla bimba, lo sapró quando mi manderá il conto dello psichiatra a 20 anni, chettedevodí! mi fa sempre un po’ impressione quest’aria da stadio che c’é intorno all’allattamento: se non allatti sei un mostro; allatti sei una senza-vita-senza-ambizioni-senza lavoro; allatti troppo sei un mostro (again!). A me sembrano un sacco di stronzate per complicarci ancora di + la vita e farci sentire inadeguate, tanto per cambiare. Poi per chiudere con la OMS: come ben sai sono piú che altro indicazioni per i paesi meno sviluppati dove spesso la dissenteria da acqua contaminata (nel latte artificiale) uccide i bambini; noi abbiamo la fortuna di poter fare come ci pare, e grazie al cielo lo facciamo 😉 ciao e buona mammanza, io dio sa perché (si si lo so, i maledetti ormoni) ho da 3 mesi messo in cantiere il secondo: sono stra felice che presto ri-allatteró; credo che certi giorni mi vorró ammazzare con due robette urlanti per casa 😉

  5. Mia figlia ha 28 mesi e ancora l allatto.e siamo felici tutti.mio marito e la sorellina mi appoggiano. L importante e quello ognuno decide come è meglio per se è per la propria famiglia

  6. Ciao. Ho trovato questo post per caso, e vorrei precisare alcune cose.
    Penso che infatti che quanto scritto possa trarre in inganno alcune mamme, che magari preoccupate (come lo ero io) per la quantità di latte, si convincano ad introdurre il latte artificiale. E da lì tornare indietro a volte è difficile…
    Premetto che secondo me una mamma deve essere liberissima di SCEGLIERE. Ma scegliere significa appunto avere tutte le informazioni corrette, e prendere una decisione sulla base di queste e delle proprie necessità. Invece purtroppo ne circolano di infondatissime, talvolta persino in ambito medico e ospedaliero.
    Retaggio di tempi passati io credo, quando “perdere il latte” era la sciagura più grande che potesse capitare ad una neomamma (i neonati difficilmente sopravvivevano prima dell’invenzione del latte artificiale). Oppure dovuto al fatto che i pediatri si occupano nei loro studi soprattutto di allattamento patologico, ovvero problematico, e non di quello fisiologico. Qualsiasi siano le ragioni, comunque è chiaro che, complici anche le multinazionali produttrici di latte artificiale che probabilmente andrebbero in grande crisi, l’allattamento al seno è piuttosto ostacolato nella nostra società.

    Quello che manca al tuo post, l’informazione corretta, è:
    – la quantità di latte prodotta dipende dalla richiesta del bimbo, ovvero dal tempo e dall’efficacia della poppata. Fine, stop. Avere il latte non è un “miracolo”, una “fortuna”.
    A meno di qualche problema ormonale (ma grave, quindi poco diffuso) o altre -sempre rare- patologie, la stramaggior parte delle donne è perfettamente in grado di allattare, e per quanto tempo lo desidera!

    Questo non significa ovviamente che tutte vogliamo farlo. E’ faticoso, nei periodi di maggior richiesta a volte si trascorrono le notti con i pupi attaccati per aumentare la produzione. Ed è comprensibilissimo che questo non sia compatibile – talvolta – con le esigenze di una mamma, soprattutto se lavoratrice.

    Infatti io non sono contraria all’allattamento artificiale, o misto.
    Ma se viene SCELTO!!

    I biberon introdotti presto, soprattutto nel primo mese che rappresenta una delicata fase di avvio e calibrazione della produzione, a volte la compromettono irremediabilmente: ciucciare il biberon è fisologiamente diverso, quindi il bimbo può o non attaccarsi più al seno o farlo in modo meno efficace o più debole: la sua “richiesta” sulla base della quale il seno produce, sarà minore = minore produzione = le mamme pensano “aiuto, è finito il latte”!

    ma il latte non “finisce” …
    quando il bimbo cresce poco quasi sempre questo è dovuto ad uno “scatto di crescita”: in quel momento il seno produce meno di quanto servirebbe, e dunque la soluzione è… fare in modo che il bimbo faccia aumentare la produzione, facendolo attaccare quanto vuole e per quanto tempo vuole. In qualche giorno la produzione si riassesta.

    E quello che scrivi riguardo al colostro… perchè la natura ci avrebbe dato qualcosa di insufficiente alla crescita corretta di nostro figlio, o addirittura alla sua sopravvivenza? Il colostro è poco, è vero, ma è quello che serve e basta, è iperconcentrato e ricchissimo di anticorpi. Sono stati fatti molti studi in proposito. Ovviamente dalla nascita in poi il bimbo va tenuto attaccato quanto vuole, perchè solo in questo modo stimola la produzione del latte vero e proprio (probabilmente piange se non viene attaccato, perchè quella è la sua “missione” inizialmente!).
    Altra precisazione: il fatto che tu avessi partorito due settimane prima non incide minimamente sulla produzione: appena il bimbo nasce (naturalmente o con cesareo), la situazione ormonale cambia immediatamente e si predispone alla produzione.

    Riguardo, finalmente, alla tua domanda.
    Io allatto “ancora”. Mia figlia ha quasi due anni.

    Volevo chiederti: tuo figlio ha preso il ciuccio? Il biberon? E, altra domanda, prendeva/prende il latte?

    Ecco, se a tutte queste domande hai risposto sì… l’allattamento al seno è SOSTITUITO da ciuccio, biberon e latte di un altro animale (mucca). Io credo almeno fino ai due anni? Ma vedo in giro bimbi anche di 3, 4 anni con ciuccio e biberon.. se allattare è “assurdo” fino ai due anni, allora altrettanto si dovrebbe dire di questi sostituiti, invece (culturalmente) molto più accettati!!

    Il ciucciamento è un bisogno, fisico ed emotivo, dei primi tempi. E ogni bimbo è un mondo a sè. Per alcuni il bisogno finirà prima, per altri dopo. Ovvio che smettere quando il bimbo è grandino è diverso, e ovvio anche che ci si possa preoccupare di “traumatizzarlo”, allo stesso identico modo di come in certi casi togliere il ciuccio è complicato…

  7. Sara sei stata fantastica nella tua risposta quindi noan posso far altro che sottoscrivere quanto da te detto. Io sono mamma di un bimbo di 16 mesi che allatto ancora e sono incinta di 4 medi, quindi sto facendo quello che oggi viene chiamato allattamento in tandem. Il latte c’è ancora e non mi manca ed è calibrato alle necessità del bambino. non nego di aver avuto anch’io problemi on questo periodo: una mastiteappena 6 mesi fa (superata con antibiotici), un aborrto 7 mesi fa durante il quale ho dovuto prender medicine per 5 giorni in cui non ho potuto allattare.. ma ho continuato perché credo che la volontà sia tutto, senza però sentirrmi sacra: allattare è una gioia per mamma e bambino. vorrei anche sottolineare il fatto che il mio piccolo in 16 mesi non si è mai ammalato , né tosse né raffredore nulla e forse una parte in tutto questo l’ha avuta anche il mio latte. comunque devo dire che la parte più difficile dell’allattamento c’è stata all’inizio quando ero inesperta, piena di ragadi e la montata non arrivava.. dopo 5 giorni dal parto il pediatra mi ha invitato a dare il latte artificiale.poiché avevo solo colostro, ma io non volevo arrendermi: sono andata dall’ostetrica che mi ha insegnato ad attaccare correttamente il bambino (che nel frattempo era arrivato ai limiti del calo fisiologico) e piano piano ho avuto il latte anch’io. Riassumendo, secondo me chi ben comincia è a metà dellopera e.. tutto quello che serve è un pò di pazienza!
    mamma, 25 anni, + bimbo (16 mesi) + cucciolo in arrivo (4 mesi)

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