Controcampo materno: quando la protagonista non sei più tu

A un certo punto ti accorgi che non ci sei più tu, lì sul grande schermo.

Perché i film, quelli che ti sono sempre piaciuti, hanno sempre avuto te come protagonista.

Sono stata RossellaBabyLelainaSummerShelbySally, ma anche Harry; sono stata Gena; sono Amelie (ancora); sono stata sia Jesse che Celine; sono stata tutti i ragazzi dell’Attimo fuggente e dell’Appartamento Spagnolo (anche se non ho fatto l’Erasmus); ero in libreria con Joe e Kathleen; ho lavorato al Mystic Pizza; e letto il diario di Bridget.

Chiaramente da piccola ho letto in soffitta La storia infinita; sono finita in un mondo sommerso insieme ai Goonies; passeggiato sulle rotaie di Stand by me e sognato di prendere un tè sul tetto con Mary Poppins.

Potrei continuare all’infinito.

The perks of being a wallflower movie  Ecco infinito è il termine giusto per arrivare dove voglio con questo post: ieri sera ho visto “The Perks of Being a Wallflower” (nella traduzione italiana è uscito come “Noi siamo infinito”) su consiglio di Gianluca, che da un po’ mi diceva di guardarlo perché mi sarebbe piaciuto.

E così è stato. La trama ve la leggete qui, per il libro andate qui, invece per quanto riguarda la colonna sonora, tra le migliori che abbia mai sentito (a parte quelle di Top Gun e di Harry ti presento Sally, le cui cassettine credo di aver consumato come non mai), vi basterà fare un giro su Spotify per trovarne diverse playlist, tra le quali anche quella di Gianluca.

Il film parla di ragazzini, giovani adolescenti con i loro problemi più o meno gravi, poi c’è il colpo di scena – non vi racconto nulla – che ti lascia il mattone nello stomaco ed è in quel momento che capisci che il film non lo stai più guardando tu, ma il genitore che sei e stai diventando.

Tutto d’un tratto quel ragazzo che prepara la cassettina per dichiarare il proprio amore non sei più tu, ma tuo figlio. Ed eccolo lì, sul grande schermo, che prende le sembianze sempre più nette di un adolescente che va al ballo, studia, soffre e si innamora, anche se in realtà quel ragazzo al momento ha solo tre anni o tre mesi e dorme sereno nel suo minuscolo letto.

Improvvisamente sei distaccata e allo stesso tempo coinvolta come non mai e tutte le preoccupazioni che ora potresti vedere come superate, perché non sei altro che una donna con compagno e figli e non più la ragazzina che si innamora dello stronzo di turno che manco la vede, ripiombano nella tua mente, ma in controcampo.

E sei lì che pensi che tu ci sarai quando lui (loro, nel mio caso) sarà grande, ma molte cose non le vedrai, o perché non puoi e non devi esserci sempre e perché alcune, magari, te le terrà nascoste.

E allora pensi che vuoi che sia sereno, che abbia i suoi terribili turbamenti, ma si senta sempre infinito* e sopratutto che non accetti mai la quantità d’amore che gli viene offerta solo perché crede sia quella che merita**.

Lui ne merita molto di più e tu lo sai perché – cavolo – quello è tuo figlio e da quando l’hai messo al mondo pensi sia eccezionale e soffriresti nel vederlo fare tappezzeria (being a wallflower, appunto).

Ma se mai sentisse il bisogno di stare un po’ in disparte, di riflettere, ti auguri sia solo per guardare il mondo intorno a sé da una nuova prospettiva.

Proprio come sta capitando a te, ora che guardi i film in controcampo e non sei più Baby, ma suo padre (la madre no, quella è scema e basta) che la mette in un angolo (ora lo sai che quel gesto è più emotivamente faticoso per lui che per Baby) sperando che questo possa proteggerla, magari per sempre.

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Due citazioni da “The perks of being a wallflower”

*And in that moment, I swear we were infinite.

**Charlie: Why do nice people choose the wrong people to date?
Bill: We accept the love we think we deserve.
Charlie: Can we make them know they deserve more?
Bill: We can try.

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