Festa di fine anno: la mia prima gara di torte

L’altra domenica Tom, UdR ed io abbiamo partecipato alla prima festa della scuola. Il tempo ci ha graziato e così, invece di rimanere chiusi nella scuola, siamo stati in uno splendido orto/giardino, con tanto di laghetto con i pesci e alberi da frutto. Ci siamo sentiti una famiglia: sveglia alle otto, colazione insieme, il tutto di domenica mattina; poi passeggiata fino al parco, balli in cerchio mano nella mano con altri genitori, chiacchierate con le maestre, gare di torte…
Tom ci è sembrato davvero felice, soprattutto per il laghetto con i pesci rossi e per il fatto che fossimo tutti insieme.  È stato tutto molto bello, tranne per la gara di torte. Non ho vinto.

Premessa: sono un’ottima cuoca, amo fare i dolci in casa e sono molto competitiva. Questi tre fattori, associati alla parola “gara di torte”, mi avrebbero portato a sicura vittoria se non fosse stato che il giorno prima della festa, a scuola, mi avevano detto che per mancanza di partecipanti la gara non l’avrebbero fatta.
Viste le premesse, e dovendo portare tutti qualcosa da mangiare, ho fatto comunque una torta di mele, ma ho deposto le mie armi culinarie e più che concentrarmi sull’estetica ho puntato alla quantità.
La mia torta, cotta in una teglia di alluminio anonima (non uso mai le teglie di alluminio!) e impreziosita solo da una spruzzata di zucchero a velo, arrivati alla festa finisce dritta, dritta sul tavolo della gara di torte.

“Ma come, non avevate detto che non si faceva?”
“Eh, ma poi tutte le mamme ne hanno portata una”.

Prima regola delle feste della scuola: non credere alle mamme.
Quando siamo arrivati infatti il tavolo era già sovraccarico di dolci, ognuno col suo nome, e la targhetta “Torta di mele” era già stata presa da un’altra torta. La mia l’hanno ribattezzata “Mele in torta” e l’hanno butttata nella mischia. Non vi dico la mia disperazione.
E mentre UdR insegnava a Tom tutti i nomi delle piante presenti nel parco e mi regalava un quadrifoglio raccolto in un vaso indicatogli dal nostro bambino, io mi struggevo: “Se solo avessi saputo prima, avrei stracciato tutti senza bisogno della prova assaggio“, continuavo a ripetere all’UdR.
Su quel tavolo imbandito, tra falsi d’autore (una crostata e dei muffin chiaramente acquistati al supermercato e messi tra le torte artigianali) e falsari (le torte che più colpivano l’occhio erano decorate con panna spray o gelatina), la mia torta rimaneva in disparte.
I giudici, padri e bambini dai palati – chiaramente – poco esperti, si facevano guidare più dal marrone del cioccolato e dalle mele luccianti di gelatina più che dal gusto. Come potevano non sentire quanto fosse secco l’impasto; quanto amaro il cacao; quanto poco cotta la base della torta; quanto insapore i frutti rossi utilizzati per la decorazione: sì, le ho assaggiate tutte. E sì, non ho reagito bene alla sconfitta.

Ma ecco cosa ho imaparato dalla mia prima festa della scuola, con annessa gara di torte:

1. Devo imparare a smussare il mio lato competitivo prima che Tommaso possa copiarmi: non è il massimo vedere una madre che passa tra i tavoli chiedendo “Avete votato? Avete assaggiato quella torta?”
2. Che le mamme degli altri barano, ma alcune fanno ottime polpette.
3. Che i padri e i bambini si accontentano di tutto e non andrebbero messi a giudicare del cibo, soprattutto all’ora di pranzo, dopo aver giocato e corso e con una fame pazzesca: si attaccano a tutto, specie se si tratta di patatine al formaggio puzzolenti.
4. Che a stare insieme alla propria piccola famiglia fa sempre bene.
5. Che i quadrifogli si trovano anche in un giardino sperduto di Milano, sopratutto quando a cercarli sono i tuoi uomini.

Foto credits: Visit Hillsborough

5 Replies to “Festa di fine anno: la mia prima gara di torte”

  1. Soluzione al cianuro: l’anno prossimo la gara la indici tu, e partecipi con otto torte sotto prestanome di vicine novantenni.

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