Il pediatra e la primipara: l’unico paziente è il bambino

Venerdì sera. Ore due di notte. Ospedale Niguarda di Milano. Pronto soccorso.
Volete che ve la racconti tutta o preferite che arrivi subito al sodo?
Ok, partiamo con le buone notizie: Tom sta bene – ora – ma ha avuto la febbre altissima e gli sono state diagnosticate le placche in gola.
Sono finita al pronto soccorso prima di tutto perché le sfighe capitano sempre di notte (e spesso la notte è quella di un giorno festivo) e poi perché pensavo di essere forte, razionale e di non aver bisogno di rassicurazioni.
Ma le primipare devono essere rassicurate, anche quando sembra che non ne abbiano bisogno.

Quando venerdì sera la febbre è salita per la prima volta ho inviato un sms alla pediatra che mi ha subito prescritto la medicina per fargli scendere la febbre. Non ha avuto bisogno di fare altri accertamenti, mi ha solo scritto che se il giorno dopo l’avesse avuta ancora alta mi sarebbe venuta a trovare. Solo il giorno dopo. Quella sera la febbre è davvero scesa, ma poi è giunta la notte e l’effetto della medicina è svanito come per magia. Il malanno si è ripresentato puntuale, portando la temperatura di Tom alle stelle.
Ma a quell’ora nessun pediatra, nemmeno quello privato a pagamento, mi avrebbe potuto aiutare e così via, verso il pronto soccorso.
E in macchina, abbracciata a mio figlio che tremava e scottava, continuavo a dirmi che se solo fosse venuta subito la pediatra, al primo avviso di febbre alta, non saremmo dovuti arrivare a tanto. Bastava una visita. Avrei dovuto chiederglielo io o sarebbe stato giusto che a proporlo fosse stata la pediatra stessa?
Perché ho come la sensazione – e anche la conferma dopo un breve sondaggio tra parenti, amici e sconosciuti – che non sia più uso comune andare a trovare i piccoli pazienti, se non in casi gravi (gravi secondo il medico e non secondo chi chiama)?
Parliamoci chiaro, so anche io che alla fine si è trattato di un forte mal di gola.
Alla fine, però!
Tommaso è il mio primo bambino ed era la prima volta che mi ritrovavo con un termometro che segna 40,5 in mano. Io che ho la febbre olimpionica: una volta ogni quattro anni e di solito arrivo massimo a 37,5.
E anche se da piccola mi ammalavo molto poco, ricordo bene il mio pediatra che accorreva ogni volta che mia madre lo chiamava pur abitando dall’altra parte della città.
Quindi le cose sono due: o mia madre era più convincente di me oppure i dottori (i tempi) sono cambiati.
Credo che la mia storia sia quella di tante mamme (ce ne erano almeno tre l’altra sera in ospedale) che si trovano a vivere gioie e dolori del primo figlio e che a volte hanno solo bisogno di essere tranquillizzate da un controllo sul proprio figlio, in casa propria. La scelta del pediatra è spesso un terno al lotto e imparare a fidarsi non è facile.
Le primipare poi sono diverse, c’è poco da fare. E questo dovrebbero impararlo anche i dottori.
Sono certa che i medici abbiano tanti pazienti e che se andassero da tutti i bambini con la febbre alta avrebbero bisogno di una giornata da 72 ore, ma sono anche certa che prima di tutto il compito di un pediatra sia capire come gestire la madre, magari insegnarle cosa è davvero grave e cosa no.
Perché se il bambino è paziente, la primipara non lo è altrettanto.

Foto: Alex E. Proimos

11 Replies to “Il pediatra e la primipara: l’unico paziente è il bambino”

  1. io e la mia vicina di casa abbiamo due bimbi quasi coetanei e la stessa pediatra. Nel complesso loro due hanno avuto:
    febbre alta (record del vicino 41.5°C!), placche, tonsillite, vomito e diarrea anche insieme per più di tre giorni, convulsioni, inizio di bronchite. Totale visite del pediatra: zero!
    Siamo sempre dovute andare noi in studio o consulenze telefoniche. Non l’ho cambiata perchè tanto o hanno esperienza e una lista lunga come i chilometri e non ti vengono a vasa, oppure sono alle prime armi e quindi più disponibili!

    1. Vabbè, però mica è giusto. Che poi andare al pronto soccorso è un rischio e se hai un bambino debilitato, no? Inoltre, credo che il PS debba essere usato per casi davvero gravi e urgenti, non per casi come il mio o altri. Siamo stati fortunati perché non c’era fila e abbiamo atteso poco.

      1. esatto… io ci sono anata una volta sola perchè aveva avuto le convulsioni e in quel caso è la prassi (dice!). A me scoccia di più doverlo portare in studio nel momento in cui è sotto tachipirina con l’incubo che nell’attesa di entrare (per quanto breve!) si becchi qualche altro virus visto il livello bassissimo delle difese immunitarie!

      2. esatto… io ci sono andata una volta sola perchè aveva avuto le convulsioni e in quel caso è la prassi (dice!). A me scoccia di più doverlo portare in studio nel momento in cui è sotto tachipirina con l’incubo che nell’attesa di entrare (per quanto breve!) si becchi qualche altro virus visto il livello bassissimo delle difese immunitarie!

  2. l’esperto di pronto soccorso del Niguarda sono io (insieme a Jacopo). Però non vedo perché la pediatra debba arrivare a casa se un bambino ha la febbre anche sopra i 40. Quello che dovrebbe esserci è una guardia medica pediatrica funzionante (sì, lo so che c’è lo 02.34567. Una domenica mattina abbiamo fatto il numero, io intanto sono uscito a cercare una farmacia di turno, sono tornato dopo mezz’ora e finalmente qualcuno ha risposto alla chiamata).
    Come punto positivo, il pronto soccorso pediatrico del Niguarda mi è sempre sembrato tranquillo e vuoto rispetto a quello della De Marchi. E poi sei a due passi da casa 🙂

    1. Mau, il fatto è che io voglio proprio che lo veda un pediatra. La guardia medica per me l’ho usata senza problemi e con successo, ma per Tom ho bisogno delle rassicurazioni di un esperto. Perché non vedi “perché debba venire”? Primo per rassicurarmi, secondo per controllarlo, terzo (è brutto da dire) perché se ti ho scelto come medico privato, e prevedo di pagare la fiducia che ripongo in te, mi auguro che lo scambio sia equo, no?

      1. la guardia medica pediatrica manderebbe un pediatra, non un medico generico 🙂
        (poi noi non abbiamo mai avuto un pediatra privato, quindi non saprei che dire: come ho scritto, Jacopo è un habitué del pronto soccorso pediatrico del Niguarda, da quando si è spaccato la testa cadendo dalle scale alle volte in cui ci sembrava non respirasse più…)

  3. ciao ilaria, sono contenta che tom stia bene. spesso in questa stagione sono le tonsille a fare danni (anche alle mamme con febbre…olimpionica – bella questa!), ma per i pediatri è semplice routine. però tu non temere di esagerare, in ogni senso: sei una mamma e, primipara o no, è sacrosanto essere scrupolose e almeno chiedere una visita a casa. che poi i pediatri siano supersfruttati dal ssn è un dato di fatto…forse in passato avevano davvero più tempo per le visite extra moenia…anche per lo spavento, è più che legittimo. io ho due bimbe piccoline, e non sono affatto più tranquilla di prima, l’esperienza è doppia ma anche la preoccupazione. ps fuori tema: ieri ho fatto il tuo budino di riso, per la prima volta. io e mio marito…uno intero a cucchiaiate!!! oggi lo do per merenda alle asdrubale.

    1. Primo, sono felice la ricetta sia venuta bene e vi sia piaciuta.
      Inoltre, trovo lecito preoccuparsi, come dici tu, e sopratutto ricevere il medico in casa soprattutto quando si tratta di un medico privato.

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