Quando nasce un bambino: il primo sguardo.

Oggi sono nove mesi da quel 15 febbraio. È come se fossero passate due gravidanze, ma è nato un solo bambino, il mio.
Erano le nove di mattina e pioveva quando nacque Tommaso. Non ho pianto, non mi sono commossa, mi faceva male la schiena e la pancia e, soprattutto, ero stanchissima. A poche ore dal parto, Tommaso si era già attaccato al mio seno, ma io non mi sentivo ancora le gambe. Genitori e amici cominciavano il loro andirivieni e io apparivo a me stessa troppo rimbambita e poco presentabile. Tutti mi dicevano quanto lui fosse bello, ed effettivamente mio figlio era bello da togliere il fiato. Sano, robusto e dolcissimo, ma io non l’avevo ancora capito.
Chi sei? Ci conosciamo? Lui teneva gli occhi chiusi, mentre io li aprivo a stento: come potevamo mai intenderci?
In principio mi sono sentita in colpa per non aver versato neanche una lacrima d’emozione quando l’ho visto per la prima volta, ma ora so che è così che accade.
Voglio condividere con voi quello strano sentimento che ti avvolge nel momento esatto in cui nasce tuo figlio. Spesso ci hanno abituato a credere (i film, i libri, i genitori e tutte quelle volte in cui giocavamo con le Barbie) che alcune emozioni debbano scoppiare nell’istante in cui ci travolgono, una di queste è quella del parto.
Non è così, e non lo è per diversi motivi. Ognuna di noi può o potrà avere i suoi. Chi, come me, ha già partorito forse non se lo ricorda quasi più quel momento – come capita con l’esame di maturità: tanta paura, pochi ricordi – e chi invece dovrà farlo nei prossimi mesi o in una prossima vita se ne accorgerà ben presto.
Partorire è bellissimo, ma è come uno tsunami: l’onda grossa arriva sempre dopo un terremoto. Gli amori a prima vista non esistono. Esistono i colpi di fulmine, ma l’amore, quello vero, arriva solo dopo, quando s’impara a conoscere l’altro e – soprattutto – quando permettiamo agli altri di conoscerci.
Tommaso mi ha dato il suo permesso nel pomeriggio del suo secondo giorno di vita, mentre suo padre era andato a bere un meritato caffè, stravolto com’era, dopo ventiquattro ore filate di veglia su di noi. Ci avevano lasciati da soli. Aveva appena smesso di succhiare quel poco di latte che avevo, lo tenevo comodo tra le braccia, quando ha alzato leggermente la sua testa tonda e perfetta e mi ha guardato: per la prima volta vidi che i suoi piccoli occhi non cercavano solo di capire come muoversi, ma si concentravano su un unico punto e quell’unico punto era il mio viso. Ci siamo scambiati il primo sguardo e, in quell’attimo, ho sentito che ci appartenevamo e che, da quel momento in poi, quegli occhi avrebbero continuato a cercarmi per sempre. È stato allora che ho pianto, l’ho abbracciato forte e ho capito che non c’è modo di spiegare questo tipo d’amore: ti prende da dentro e ti attraversa il corpo.
Vi assicuro che non capita tutti i giorni di vivere attimi simili, ma in questi primi nove mesi quegli attimi si sono riproposti più volte, e quando meno me lo aspettavo. Ci sono giorni in cui avere Tommaso al mio fianco, vederlo accanto a me mentre scrivo, mi sembra la cosa più normale del mondo; altri in cui mi sembra un miracolo; in altri ancora mi dico quanta fatica e che responsabilità ci siamo presi il mio compagno e io; e nei giorni migliori si ripresenta quell’attimo magico in cui i nostri occhi s’incrociano e si parlano e non riesco proprio a trattenere le lacrime.
Sono curiosa (anche se ho già fatto un mio personale sondaggio tra le amiche neomamme) di sapere se anche voi non siete riuscite subito a commuovervi quando avete partorito. Avete provato anche voi quel senso di straniamento oppure siete scoppiate a piangere?
Intanto voglio tranquillizzare le donne incinte che leggono: nessuno vuole vedervi piangere per forza, fate solo quel che vi viene più naturale. Come ha fatto vostro figlio nascendo.

(Foto: bengrey)

5 Replies to “Quando nasce un bambino: il primo sguardo.”

  1. Ale è nata una bellissima domenica mattina di sole di quattro anni e otto mesi fa, alle 06.59. Me l’hanno subito appoggiata al petto e in quel momento ho pensato che…era proprio bruttina!!Violacea, con gli occhi a palla e scura di capelli…è durato un attimo perchè poi l’hanno subito portata via, perchè lei era molto grossa (4,120) e durante il parto ha sofferto un pochettino, allora continuavo a chiedere se stava bene, non c’era ancora spazio per l’emozione, per le lacrime. Mi sono resa conto di essere felice quando mi sono svegliata il giorno dopo e non vedevo l’ora che me la portassero dopo il controllo quotidiano…mentre il momento in cui l’ho sentita davvero mia, tutta mia, è stato quando durante la notte l’ho dovuta cambiare da sola…ero impacciata e le sussurravo: ti prego non piangere che svegli l’altra mamma che dorme…e lei non ha pianto…e da lì è stato un conoscersi a vicenda, reciprocamente, e scoprire che insieme “funzionavamo”…l’allattamento poi, è stata un’esperienza incredibile…poche cose al mondo ti rendono così appagata..

  2. Francesco è nato ormai 13 mesi fa, ma quel giorno in cui l’ho visto per la prima volta non me lo dimenticherò mai…era grosso e blu tendente al grigio, me l’hanno fatto vedere 5 secondi e poi via in culla termica! Non mi dimenticherò mai che quando l’ho visto NON mi sono commossa e non ho pianto, anzi l’ho guardato e mi sono detta: “bhe…si può solo migliorare”…mi sono sentita una madre indegna, solo perchè non avevo subito provato quell’immenso sentimento che tutte raccontano.
    L’amore smisurato per mio figlio è arrivato col tempo, è cresciuto giorno per giorno ed ora si, lo posso dire, è un turbine che ti prende e che ti travolge.

  3. Grazie Federica e Barbottina86, sono felice di leggere le vostre esperienze e soprattutto sono felice che concordiate con me sul “non aver pianto”. Che sceme che siamo. Addirittura Fede parla di essersi sentita “indegna” e purtroppo in molte la pensano o l’hanno pensata proprio come te. Mamme, forza e coraggio: il bello deve ancora avvenire!

  4. Ciao Ilaria, bello il tuo post… e siccome mi commuovo ogni volta che penso al primo momento in cui ho stretto mia figlia (18 mesi fa), non posso che non risponderti. Anch’io non ho pianto (ora invece mi commuovo per tutto, spero che tornero` ad essere normale prima o poi), pero` appena me l’hanno messa sul petto, ci siamo guardate e ci siamo subito riconosciute, come se quel visino e quegli occhi li avessi gia` incontrati da qualche parte e lei avesse capito che ero io quella che le cantavo Buonanotte Fiorellino quand’era in pancia. Vivo in UK, negli ospedali qui i neonati stanno sempre con la madre dal primo momento (a meno che non ci siano problemi di salute) per cui abbiamo avuto tutto il tempo per conoscerci meglio, toccarci e sentire di appartenerci. Il papa` e stato spesso presente, ma il mondo esterno si e` unito a noi solo 2 giorni dopo la nascita, quand’eravamo pronte per andare a casa. Eppoi l’allattamento al seno ha mantenuto strettissimo il nostro rapporto… ho smesso appena un mese fa di allattarla ed un po’ mi manca. 🙂

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