Saper gestire le emergenze

«Vedi, alla fine abbiamo fatto bene. Sono contenta che siamo andati all’ospedale. Mi sento più tranquilla»
«Sono contento»
«Ma perché: tu non sei stato più tranquillo?»
«Sì, ma in effetti poi gli hanno dato la stessa medicina che gli stavamo per dare noi»
«Ho capito, ma almeno ci hanno detto cosa ha fatto salire così tanto la temperatura»
«No, no, infatti: va bene, sono contento»
Direi che portare il proprio figlio in ospedale molto preoccupati e poi tornare sollevati – sapendo che ha solo la gola molto infiammata – va più che bene, no?
Ma gli uomini sono così: domanda-risposta; azione-reazione; avere febbre-dare medicina. E l’aspetto emotivo? Il bisogno di pensare e capire cosa ci accade intorno? La necessità di agire d’istinto? Poca, molto poca. Ahinoi.

O forse no: forse, va bene così.

Una madre si allena giorno dopo giorno, vivendo in una sorta di simbiosi con il proprio figlio, il proprio sesto senso e si rende perfettamente conto quando sia il momento di passare dal livello “NO PANIC” a quello “OKAY, PANIC!”.
Un padre deve saper assecondare al meglio questo momento, anche sdrammatizzandolo.
Una coppia dovrebbe riuscire in qualche modo a compensarsi quando c’è da prendere delle decisioni che la riguardano, ma quando c’è di mezzo uno o più bambini la complicità e la capacità di capire l’altro diventa fondamentale.

L’altra notte il mio istinto mi ha detto di portare Tommaso al pronto soccorso e il mio Uomo di Riferimento (per voi Udr, d’ora in poi), nonché padre di Tommaso, ha messo la giacca, preso le chiavi e ha guidato fino all’ingresso dell’ospedale. Tranquillo.
È vero, la situazione non era di totale emergenza (ma lo ammetto solo col senno di poi), ma lui è riuscito a fare la parte del “Non è nulla, vedrai“, mentre io ero totalmente immersa in quella “Cielo! Il mio bambino!“.
Questa mattina a colazione, casualmente, ho avuto la conferma di aver fatto bene, anche solo per qualche linea sopra ai quaranta gradi. Uno studio pubblicato sulla rivista Pediatrics ha infatti analizzato – scrive oggi il Corriere della Serale cartelle cliniche di circa 4.600 bambini che hanno avuto accesso al pronto soccorso dell’Erasmus Medical Center/Sophia Children’s Hospital di Rotterdam nell’arco di un biennio (tra il 2006 e il 2008). Era la febbre alta con apparenti complicazioni la ragione per cui ci si era rivolti al dipartimento di emergenza. Il 75% di mamme e papà che hanno giudicato seria la condizione del loro piccolo avevano ragione: il bambino è stato infatti classificato come bisognoso di una visita urgente, molto urgente o immediata da parte del personale del pronto soccorso.

Abbiamo fatto bene.
E anche se questa mattina nel leggere l’articolo al mio Udr (ripeto: d’ora in poi lo chiamerò Uomo di Riferimento) e sentendomi rispondere solo “Va bene, sono contento” sono rimasta amareggiata, ripensandoci credo che sia giusto così: va bene, siamo contenti e abbiamo saputo affrontare la nostra prima situazione d’emergenza.

Vedremo come reagiremo in futuro. Chissà se continueremo con i nostri ruoli (lui No panic e io Panic!) o se, a seconda dell’emergenza, ce li scambieremo.

E voi, la vostra coppia, come gestite le grandi e piccole emergenze?

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