Scuole bilingue: scegliere gli strumenti è un nostro compito

Premessa: se cominciamo a parlare di quanto costino le scuole bilingue in Italia non ne usciamo più. Se vogliamo dire che costano tanto, forse troppo, mi trovate d’accordo.
Se mi volete dire che faccio prima a trasferirmi a Londra o a New York per iscrivere mio figlio a una scuola pubblica, vi dico: datemi una greencard e sono sul primo volo per New York. Ora. Subito!
La questione è che abito in Italia, lavoro in Italia e non ho in piedi progetti di vita all’estero, ma un progetto di vita già decollato ce l’ho e si chiama Tommaso: le scelte che farò nei prossimi anni ruotano essenzialmente intorno a lui.

C’è poco da discutere: quando ti nasce un figlio non è che la tua vita ruota intorno a lui, è che lui ruota attorno alla tua vita.

E se c’è una cosa che ho imparato dal primo giorno di gravidanza, è che quando hai un bambino le scelte vanno fatte per tempo. Sono una che di solito fa tutto all’ultimo – come direbbe l’Udr citando Douglas AdamsAmo le scadenze, amo il rumore che fanno quando mi sfrecciano accanto” – ma ho capito che fare un figlio ragionando così è pressocché impossibile: devi prenotare gli esami, le ecografie, la sala parto, il pediatra, i vaccini… E la scuola.

La scuola giusta è una di quelle cose che si dovrebbero cominciare a cercare il giorno stesso in cui si decide di procreare.

È appena iniziato l’anno scolastico e io non faccio altro che sentire madri che si interpellano su quale scuola scegliere e in quale asilo provare ad entrare. Provare, già: perché se da una parte sono a favore della scuola pubblica, dall’altra so bene che non è detto che l’asilo che vorrei sia lo stesso in cui mi manderà il mio Comune. Ahinoi, la scuola pubblica in Italia è incerta quanto un terno al lotto.
In Italia però la questione scuola pubblica o privata, invece, non si pone se si fa la scelta del bilinguismo. Attenti, la parola chiave nell’ultima frase è scelta, non – solo – bilinguismo.

Nella vita ci sono alcune strade sulle quali ci ritroviamo perché qualcun alto ci ha detto: “Ehi, vai di là, fidati di me!“. Una di queste strade è quella della scuola e le persone di cui ci siamo – incosciamente – fidati sono i nostri genitori, o chi ne fa le veci.
Difficilmente, prima del liceo, ai figli è dato modo di decidere quale scuola frequentare, ma semplicemente perché non sono scelte che un bambino ha modo di fare, non ha gli strumenti.
Ecco, la scelta che ci troviamo a fare come genitori quando si arriva alla soglia della scuola materna o, più avanti, della scuola elementare, è quella di capire quale cassettina degli strumenti vogliamo poter dare a nostro figlio. Come usarla lo capirà poi, l’importante credo sia darglieli quegli strumenti.

Tempo fa, scegliendo il nido che sta attualmente frequentando Tommaso, avevo già capito quali sarebbero stati gli strumenti di base che avrei voluto mettergli a disposizione: una mentalità aperta, la capacità di fare collegamenti continui tra le materie che studia, un parco dove giocare, il dubbio, la possibilità di farsi e fare domande, la capacità di sapersi esprimere con tutti senza mai sentirsi in difficoltà.

Ma oggi, dopo aver visitato una scuola bilingue e aver fatto una lunga chiacchierata con l’inglesissima direttrice, ho capito che vorrei poter aggiungere uno strumento fondamentale: la lingua inglese, non imparata per caso qualche ora alla settimana, ma come bagaglio culturale da portarsi dentro sin da piccolissimo.

(Foto di woodleywonderworks)

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